immersioni 

pianta 33 27.10.2019.MP4

Video: esemplare n° 33 (abete bianco) posto a 36 metri di profondità. Video girato da Tiziano Camagna.

Il lago di Tovel è un lago glaciale che si è formato con il ritiro dei ghiacciai durante l’ultima era glaciale. Le immersioni hanno rivelato che la frana che ha ingrandito il lago di Tovel (rialzamento da 20 m ai metri attuali) è avvenuto intorno al 1597 (indicato dalla fine dell’età degli alberi sommersi determinato tramite trivellazione sugli alberi sommersi di abete bianco e faggio della foresta relitta). L’età degli alberi sommersi risale al 1089 fino al 1597.

La difficoltà d’immergersi nel lago di Tovel


E' possibile immergersi nel lago di Tovel solo per motivi scientifici!


Le difficoltà nell'immergersi nei laghi alpini come Tovel sono dovute a:

•   Scarsa visibilità: la presenza di uno strato piuttosto importante di limo glaciale sul fondale del bacino lacustre e la presenza di sospensione riducono drasticamente la visibilità. Il subacqueo è quindi obbligato ad una navigazione strumentale, utilizzando profondimetro e bussola. Fondamentale anche l'utilizzo della segola (filo guida) che consenta ai subacquei di svolgere le attività di ricerca in sicurezza;


•   Bassa temperatura: l’attuale tecnologia viene in aiuto: mute stagne, sottomuta e guanti riscaldati grazie ad un pacco batteria, torce e illuminatori a led di ultima generazione, D.P.V. (Diver Propulsion Vehicle) che consentono di raggiungere in breve tempo i punti in cui vengono svolte le attività di ricerca e di evitare consumi eccessivi di gas. Erogatori progettati appositamente per acque particolarmente fredde, con sistema a camera secca e muniti di un sistema di bloccaggio manuale in caso di malfunzionamento (soprattutto autoerogazione per irrigidimento della membrana a causa delle basse temperature). Vengono impiegate, inoltre, miscele iperossigenate che - oltre a consentire tempi di fondo più lunghi e abbreviare le tappe decompressive durante la risalita - favoriscono una maggiore pulizia del sangue e dei tessuti dalle micro bolle di azoto che vengono ad accumularsi durante l’immersione;


•  Pressione barometrica minore rispetto il livello del mare: di fondamentale importanza l’aspetto relativo alla pressione barometrica: a livello del mare abbiamo una pressione di 1 atm pari a 763 mm/hg (millimetri di mercurio). Più saliamo in quota più la pressione diminuisce. A 3000 metri, ad esempio, avremo una pressione pari a 0,7 atm con 525 mm/hg.
Quando saliamo in quota una parte dei gas comincia a liberarsi nell’ambiente ma un’altra resta per un certo tempo in sovraturazione. Per raggiungere il nuovo equilibrio il nostro l’organismo impiega circa 48 ore.
Alzandoci di quota, infatti, la nostra condizione di equilibrio di saturazione iniziale cambierà in una condizione di sovraturazione, in un certo senso immergersi prima che siano trascorse 48 ore sarà come effettuare un’immersione ripetitiva.


La diminuzione di pressione influenzerà i tempi di saturazione e desaturazione dei nostri tessuti. Questo succede perché i gas sciolti nel nostro organismo risultano in condizione di saturazione equilibrata alla quota in cui viviamo.

Se, ad esempio, ci immergiamo a livello del mare a – 40 metri (una profondità pari a quella del lago di Tovel) avremo:

6,7 sarà il nuovo fattore di pericolo, una situazione che troveremo al mare ma ad una profondità di - 57 m!

  

Conclusioni:

Le nuove tecnologie, le conoscenze riguardanti la programmazione di immersioni in quota e l’addestramento specifico hanno, senza dubbio, consentito il recupero di dati molto preziosi e importanti ai fini della ricerca e gli studi della foresta relitta di Tovel.